SPREAD

La categoria di articoli riguardo allo studio degli strumenti basilari dell’economia e della finanza si apre con quello che ormai è l’ospite più inquietante di Casa Italia: il famoso SPREAD.

Maccio Capatonda ha immortalato in maniera sublime l’assalto mediatico alle orecchie degli italiani sui temi della crisi finanziaria:

Cos’è dunque il famigerato spread?
Immaginiamo innanzitutto di essere lo Stato Italiano. Abbiamo necessità di 40 milioni di euro per investire in un determinato bene o servizio utile alla collettività, e dobbiamo trovare i soldi per finanziare l’investimento; vedremo in altri interventi dove sia il devastante meccanismo strozza-Stati che ha generato l’attuale crisi, ma prima di tutto è importante capire come uno Stato europeo reperisce i fondi necessari al suo sostentamento.
Per trovare questi soldi, ci rivolgiamo quindi al cosiddetto mercato dei capitali emettendo delle obbligazioni, ovvero chiediamo un prestito al mercato finanziario offrendo in cambio dei titoli di credito (che possiamo immaginare come dei “pezzi di carta” con un determinato valore, nel nostro esempio 40 milioni di euro in totale) più un determinato tasso di interesse (che costituisce in altre parole il “prezzo” del finanziamento per noi e al contempo lo “stipendio” del creditore).

Le obbligazioni italiane più famose sono i BOT e i BTP a durata decennale (cioè al termine dei 10 anni lo Stato deve restituire il denaro ai creditori); esse vengono piazzate sul mercato e sta agli investitori mondiali stabilire se e in che misura investire in queste obbligazioni o in quelle di altri Stati. Come strumento informativo per gli investitori, gli analisti finanziari valutano le diverse obbligazioni dei Paesi confrontandole con un’obbligazione “campione” che è considerata l’investimento più sicuro con tassi di interesse stabili. Per l’Europa questa obbligazione “campione” è il BUND tedesco a rendimento decennale, e la convenienza dell’investimento per chi deve comprare viene calcolata tramite la differenza fra i tassi di interesse offerti da quelle obbligazioni e i tassi offerti dal BUND.
Questa differenza è proprio il nostro caro SPREAD.

Mentre sto scrivendo, lo spread è circa a quota 476 punti base. Cosa significa?
Banalmente, che la differenza fra i tassi di interesse (anche detti “rendimenti”) dei titoli italiani e dei BUND decennali è pari al 4,76%; più in profondità, che alla Germania il denaro costa il 4,76% in meno rispetto a noi. Vi lascio immaginare le conseguenze a livello di produttività, occupazione, salute sociale.

Ma veniamo al punto clou. Come e perchè oscilla lo spread? Per quale motivo recentemente ha toccato persino quota 580, con tassi di interesse oltre il 7%?
La risposta sta nella fiducia degli investitori/creditori, la quale a sua volta si misura confrontando la domanda con l’offerta di titoli: ovvero, tornando al nostro vecchio esempio, se quei 40 milioni piazzati dall’Italia non se li compra nessuno, i tassi saliranno per convincere gli investitori ad acquistare (sembra un paradosso “comprare il denaro” ma è in buona sostanza quello che accade). Lo spread quindi, misurando la differenza fra i tassi, misura al contempo l’affidabilità di chi piazza i titoli (l’Italia, nel nostro esempio); affidabilità che viene ripresa e classificata dalle cosiddette agenzie di rating.
La fregatura è che sono queste agenzie a costituire la base dati di chi è chiamato ad investire, anche se la famigerata affidabilità è determinata proprio dagli investitori: in pratica, un serpente che si morde la coda.

Le vittime di questo caos, come sempre, sono gli Stati che non hanno un fottuto euro da poter spendere per contribuire al benessere dello Stato sociale; da qui l’inasprimento della pressione fiscale e le altre aggressive misure anti-evasione, proprio per poter ricavare un po’ di fondi utili.
Il ragionier Monti e compagine però conoscono le cause dello strozzinaggio, così come le conoscevano Tremonti, Berlusca e compagni di merende, perciò la domanda sorge spontanea: per quale ragione continuate a non spiegare ciò ai cittadini?

One thought on “SPREAD

  1. […] Niente di più falso, e lo possiamo appurare riflettendo sulla natura del sistema monetario vigente. In sostanza, gli Stati membri dell’Unione Europea hanno perso ogni forma di sovranità monetaria: sono vincolati dal punto di vista finanziario dalla quantità di titoli del debito che riescono a collocare sul mercato, offrendoli a investitori privati, a tassi d’interesse decisi dal mercato stesso (non mi dilungo sul meccanismo, che ho trattato in questo post). […]

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