La trappola

La prima osservazione che mi viene in mente è: ve l’avevamo detto.

Oggi un impeccabile Federico Rampini scrive su La Repubblica che gli analisti finanziari e macroeconomici di tutto il mondo (americani in primis) prevedono l’imminente crollo delle economie dell’Eurozona entro il 2013. Inoltre, essi criticano aspramente le politiche de-flazionarie e strozza-crescita della Banca Centrale Europea, affermando che i 489 miliardi erogati alle banche europee a dicembre 2011 costituiscano non la soluzione ma l’ennesimo problema dell’area Euro.

Si tratta di soldi che non aiutano per nulla l’economia reale (ovvero non vanno a fuoriuscire dalle tasche degli investitori sotto forma di investimenti che aiutano l’occupazione), ma in momenti del genere vengono trattenuti dalle banche nelle proprie riserve, al fine di coprire le proprie perdite. John Maynard Keynes ha descritto questo fenomeno come Trappola della liquidità: molto semplicemente, in momenti di crisi dove manca la fiducia dei consumatori nella crescita economica, qualsiasi tipo di fondo erogato ai grandi collettori di denaro finisce per “immobilizzarsi” nelle loro riserve. Ciò determina la cosiddetta recessione, nella quale, checchè ne dicano i profeti del Neoliberismo, ci troviamo già impantanati. Funziona così:

1) Gli investitori soffrono di perdite e hanno smesso da tempo di investire.
2) Arrivano alle banche (non ai governi) grandi quantità di fondi che vengono utilizzati per coprire le perdite, e visto che manca la fiducia nel futuro, il surplus non viene immesso nel circolo degli investimenti ma viene trattenuto dagli investitori stessi.
3) Con il crollo degli investimenti, crollano anche i profitti delle imprese (oltre al fatto che non se ne avviano di nuove), e conseguentemente crollano i redditi dei lavoratori dipendenti.
4) Le spese dei salari diventano insostenibili per i datori di lavoro, perciò iniziano i licenziamenti di massa, spesso accompagnati da spostamenti della produzione dove la manodopera costa meno (vedi caso Omsa).
5) La disoccupazione aumenta le tensioni sociali, abbassa il Pil, diminuisce la fiducia degli investitori esteri, fa entrare l’economia in una spirale depressiva che conduce alla paralisi di massa.

Disoccupazione giovanile
La disoccupazione giovanile: altissima in Italia, al terzo posto dopo Estonia e Lettonia.

Questa è la ricetta salva-Europa proposta da Mario Draghi e dalla scuola di pensiero che governa l’Europa da 20 anni. La crisi in cui si trova l’Eurozona è la naturale conseguenza di un sistema monetario e fiscale che impedisce l’efficace circolazione del denaro, la quale è essenziale per la sostenibilità del Paese.
Ecco perchè mi vengono in mente le reazioni entusiastiche di chi gioiva quando Draghi veniva posto a capo della Bce, quando Monti veniva incaricato della Presidenza del Consiglio, quando Papademos veniva insediato in Grecia: ve l’avevamo detto che sarebbe andata così, dovrebbe gridare il web a gran voce. C’è un gruppo vastissimo ed eterogeneo di voci che partono dai premi Nobel per economia come Paul Krugman, passando per i professori della Modern Money Theory come Randall Wray fino ad arrivare ai blog “complottisti” più elementari; gli allarmi, le critiche, le ricerche di questo gruppo sono rimaste inascoltate come minimo da un decennio, ed ecco dove ci troviamo.

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