Downgrade

La nostra economia reale merita la tripla A ma il nostro sistema politico non è all’altezza di quel voto.

Barack Obama

Dopo giorni di tira e molla, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato il debito pubblico Usa dalla classe AAA, conferita ai Paesi in cui il rischio d’investimento è minimo, alla classe AA+, a partire dalla quale il rischio diventa modesto. I media parlano di sconfitta profonda del sistema Obama, in quanto incapace di decidere fra l’intervento senza compromessi sulla tassazione e il rigore, e la mediazione parlamentare con un partito repubblicano assolutamente refrattario a qualsiasi richiesta di sacrifici al ceto medio-alto del Paese. In questo contesto, la frase del presidente americano, pronunciata quattro giorni prima della terribile sentenza di S&P, non è per nulla fuori luogo: l’evento è infatti l’ennesima dimostrazione della fallibilità del sistema politico americano, da sempre alle dipendenze di un panorama economico senza leggi nè regole e di lobby che dettano l’agenda politica dei partiti.

Il debito pubblico americano, secondo le stime di usdebtclock.org, si aggirerebbe intorno a 14.583 miliardi di dollari; una cifra immane, che supera la cifra di 14.294 miliardi ritenuta per legge la soglia massima d’indebitamento. Se vi state chiedendo come è stato possibile produrre una simile voragine, è utile considerare alcune cifre. Nel 2000, al termine del mandato di Bill Clinton, il debito ammontava a 5.770 miliardi di dollari; al termine del mandato di George W. Bush, era aumentato a circa 12.000 miliardi; e con Obama infine si è registrato fino ad ora un aumento di oltre 2.000 miliardi.

Appare perciò evidente quanto gli oltre 6.000 miliardi di debito accumulati durante l’amministrazione Bush abbiano pesato sull’aumento così vertiginoso del debito. Ciò è dovuto principalmente alla riduzione della tassazione per gruppi industriali imponenti, che hanno abbondantemente finanziato la sua campagna elettorale, e alle ingenti spese militari sostenute durante le due guerre in Iraq ed Afghanistan, che però hanno curiosamente fatto esplodere i profitti di compagnie d’armamenti come la Halliburton del vice presidente Dick Cheney. Il team di Obama non può risolvere una situazione così gravemente compromessa, come dimostra la tendenza ad aumentare del debito anche nei due anni del suo mandato.

L’impasse in cui ora si trova l’amministrazione Obama dimostra l’impossibilità di agire senza intaccare i profondi squilibri che incancreniscono la società americana, accentuati dalla recessione del 2008. Questo downgrade non può che convincere l’intero Paese della pericolosità di un sistema che contempla solo la dimensione speculativa dell’economia, che pretende il controllo assoluto del mercato globale e intende esportare la propria infallibile democrazia, la quale non è nemmeno in grado di garantire diritti di base come l’assistenza sanitaria alla totalità dei suoi cittadini.

Il sogno americano è finito.

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