L’oppio

Nella sua scarna e diretta aggressività, questo articolo è una bomba.

Vi si parla di un tema certo non nuovo ma sempre attualissimo, ovvero la repressione della libido attraverso il sesso mediatico e mercificato, come appare nella pubblicità e nel porno. Oltre cinquant’anni fa Herbert Marcuse, in maniera profetica, parlava di come fosse in atto una desublimazione repressiva da parte del sistema politico-economico dominante; una forza oppressiva volta a mantenere l’energia creatrice e destabilizzante dell’eros entro gli argini dell’entertainment approvato dal sistema. Forse ai suoi tempi il meccanismo non era così visibile, ma come possiamo non verificarne l’esattezza ora che siamo circondati da tette e culi gonfiatissimi che accompagnano spot di cellulari?

Come sostiene giustamente Sophieboop, autrice dell’articolo, siamo annebbiati dall’illusione della felicità. Ci sentiamo appagati nel consumare immagini come fossero patatine o doppi cheeseburger, mentre i fast food del sesso ci ricordano come siano facili e gratuiti i giri di giostra nell’impero della masturbazione; e intanto aumenta il vuoto fra noi e gli altri, quella magica intesa empatica che sta anche alla base della sessualità vera.

Ancora più subdola e infame è poi l’esibizione del nudo come esca per la clientela, un qualcosa di non richiesto e non desiderato da nessuno che però arriva a possedere le nostre menti sin da piccoli; abituandoci all’idea che è facile, senza sforzo, senza mistero, senza desiderio arrivare alla donna. Dico donna perchè la matrice maschilista è evidente e prevalente nel sesso dell’immagine, e questo dovrebbe peraltro confermarne il suo intento repressivo: secoli fa l’eros veniva represso dal maschio in quanto potere femminile conturbante, ora ne viene proposta, dal maschio e per il maschio, una versione “a consumo” e a dominio, dove la donna è pronta a farsi inondare passivamente dal tele-stallone; ma la sua subordinazione resta inalterata.

spot
Quella che aspetta di farsi inondare.

Il disegno che sta dietro alla desublimazione è qualcosa di carattere molto ampio. Fa parte di un progetto per rendere l’umanità senza progetto, eliminare ogni residuo di psiche per subordinarla ai valori di un corpo incosciente, senza senso nè meta, macchina che ha la necessità di continuare ad esistere comprando e distruggendo, consumando e devastando. In rigoroso silenzio e inconsapevole obbedienza, nell’homo novus del Terzo Millennio il flusso sanguigno è un viaggio di sola andata dal cervello al pisello.

Ma come sostiene Sophieboop, “l’unico organo sessuale che abbiamo è il cervello. Il cervello trasforma il desiderio in eccitazione e l’eccitazione in piacere“. Senza di esso, e senza l’universo di emozioni e percezioni psichiche che fanno la nostra persona, nulla ha più significato.

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